[La vita segreta delle parole]

Georges Simenon, Senza via di scampo

Pubblicato da: Vito Santoro su: 21 Dicembre 2008

3260582Scritto nel 1936, Senza via di scampo contiene tutti gli elementi che caratterizzano il meraviglioso e gigantesco corpus narrativo di Georges Simenon. Vale a dire un senso fatalistico dell’esistenza, un romanticismo disperato, una essenziale ma quanto mai efficace caratterizzazione dei personaggi, dai principali ai secondari, una gestione perfetta del plot. Il tutto con una scrittura geometrica, limpida e quanto mai essenziale.
Al centro di questo romanzo troviamo uno dei tanti microcosmi di donne e uomini perduti tratteggiati dallo scrittore belga.
Siamo nel periodo tra le due guerre, in Costa azzurra. Intorno alla matura e alcolizzata possidente Jeanne Papelier – padrona di una bella villa e di uno yacht, Elektra, ancorato giù nel porticciolo – ruota una piccola folla di servitori e di ospiti profittatori, che in la donna in cuor suo detesta e maltratta, ma di cui non può fare a meno per timore della solitudine.
L’imbarcazione è governata da due russi, Vladimir e Blinis. Il primo è stato catapultato negli impervi sentieri del mondo dalla Rivoluzione d’ottobre, finendo per diventare il marinaio e cameriere, nonché ’stallone’ di Jeanne. Infatti, il rapporto tra i due non ha niente di sentimentale: la sera bevono insieme, si ubriacano, piangono e completamente alcolizzati finiscono a letto insieme, legati dal fatto di conoscersi «fino al minimo vizio». Blinis, invece, è una sorta di doppio positivo dell’altro. È un uomo solare, ingenuo e sognatore, quello che il cupo Vladimir in fondo vorrebbe essere.

Un giorno, a bordo dell’Elektra arriva Hélène, giovane e bella figlia della padrona. La ragazza – una delle tante enigmatiche spietate affascinanti figure femminili di Simenon – vuole stare lì, lontana dalla madre e dai suoi cortigiani. Legge, si cucina qualcosa su un fornelletto. L’unica persona con cui parla volentieri è il dolce Blinis, mentre detesta Vladimir.

Ciò fa esplodere la situazione, distruggendo l’equilibrio precario che regge la vita a Mimosas. Vladimir, infatti, accecato da una sorta di sentimento di gelosia (c’è forse in questo elemento una nota autobiografica visto che proprio nei giorni in cui il libro veniva scritto, il matrimonio di Simenon con la moglie Tigy stava naufragando per la gelosia patologica di lei), ruba un diamante di Jeanne e lo nasconde tra le cose di Blinis, che, accusato del furto, viene licenziato in tronco e finisce in un dormitorio pubblico di Varsavia. Ma dalla Costa Azzurra finirà per scappare anche Vladimir, roso dal rimorso, per affrontare anche lui una discesa negli inferi, da cui però riuscirà a risalire…
È questa la sostanziale novità che emerge da Senza via di scampo, scritto, lo ricordiamo in uno dei periodi di massima creatività di Simenon, quello di capolavori come Il testamento Donadieu, Gli intrusi, L’uomo che guardava passare i treni. Infatti, nello scrittore belga il tema della fuga è sempre associato a quello dello scacco e della sconfitta personale. Qui invece la fuga coincide con una sorta di “trionfo”, sia pure tra virgolette, della giustizia e con l’emergere di una certa spiritualità del bene. Quasi a realizzare quella felice unione tra Dostoevskij e Balzac, che Godard aveva individuato essere la cifra essenziale dei romanzi di Simenon…

Georges Simenon,
Senza via di scampo, Adelphi, Milano 2008, pp. 173, € 18.00.

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