Pubblicato da: Vito Santoro su: 2 Gennaio 2009
Nestor Burma, creato nel 1943 dallo straordinario Léo Malet come una sorta di risposta francese al detective Marlowe di Raymond Chandler è, dopo il commissario Maigret, il personaggio più famoso della letteratura poliziesca transalpina. Burma è un investigatore privato parigino, titolare dell’agenzia Fiat Lux, attivo prima, durante e subito dopo la seconda guerra mondiale, e poi fino a tutti gli anni ‘50.
Sono circa una quarantina i romanzi e i racconti della serie Burma, considerando anche quelli dei Nuovi misteri di Parigi, sorta di “serie nella serie”, che va dal 1954 al 1959, comprendente quindici storie, ognuno delle quali dedicato a un diverso arrondissement di Parigi. Come per Simenon, è il personaggio di Burma a far riscuotere a Malet i primi consensi di pubblico (mentre la critica lo “riscoprirà” parecchi anni più tardi), grazie ad alcune trasposizioni cinematografiche e ad una serie televisiva (1991-95) di 85 episodi, con protagonista l’attore Guy Marchand.
In ogni storia il detective parigino – come da copione, finto cinico, di buon cuore, riflessivo, con un debole per le belle donne e un personalissimo concetto di giustizia – è impegnato in una lunga e complessa indagine. C’è sempre il movente – non essendo in quegli anni ancora arrivato il momento dei serial killer – mentre sono tutt’altro che predeterminati i possibili colpevoli. Anche perché i delitti non avvengono mai in una camera chiusa, ma sempre nel cuore della città, cosa che fa di Burma un implacabile cacciatore di indizi e testimonianze.
Non a caso, Malet è solito ricapitolare nel corso dei romanzi i dati acquisiti nel corso dell’inchiesta, anche se dei suoi, per così dire, riassunti c’è poco da fidarsi, ricchi come sono di veri e propri trabocchetti volti a depistare il lettore. Il tutto accompagnato da una sfilza di citazioni, più o meno esplicite, letterarie, cinematografiche, giornalistiche e da una scrittura quanto mai semplice, essenziale e geometrica, che rifugge da qualsiasi barocchismo.
Nell”82 grazie al grandissimo cartoonist Jacques Tardi – autore delle copertine di tutti i romanzi della serie, di cui è in corso in Italia da parte di Fazi la ristampa integrale per la abile e competente cura di Luigi Bernardi – l’antieroe di Malet è approdato nel mondo delle nuvole parlanti con quattro splendidi graphic novels, di cui tre in un bianco e nero livido da film noir. Tutte fedeli trasposizioni dei racconti dello scrittore francese (Nebbia sul ponte di Tolbiac, 1982, pubblicato in Italia nel 2000 da Hazard; 120, rue de la Gare, 1988, Casse-pipe à la Nation,1996 e M’as-tu en cadavre?, 2000), tranne una (Une guele de bois en plomb, 1990), la sola a colori, realizzata dal solo Tardi.
Ora la Rizzoli nella collana 24/7 propone il secondo volume realizzato dal disegnatore parigino, vale a dire 120, rue de là gare. Un caso per Nestor Burma, tratto dal primo romanzo del ciclo Burma, scritto da Malet appunto nel 1943. Un recupero davvero straordinario dopo la prima apparizione di questa storia a puntate sulla compianta rivista «Comic art» negli anni Novanta.
Ecco la trama. 1941. Nestor Burma, di ritorno da un campo di prigionia tedesco, vede il suo vecchio socio Bob Colomer alla stazione di Lione. L’incontro tra i due è però rapidissimo. Colomer cade a terra sotto una serie di proiettili calibro 32, non prima di mormorare un indirizzo, il 120 di rue de la Gare. Guarda caso lo stesso pronunciato in punto di morte da un compagno di prigionia dell’investigatore.
Burma in mezzo al trambusto nota una ragazza in impermeabile, sosia di una famosa attrice, con in mano una pistola. Ma tutto avviene molto rapidamente. E nello scendere dal treno (già in movimento) ha un leggero incidente.
Deciso a risolvere il mistero, nonostante la sua vecchia agenzia Fiat lux sia chiusa dal 1939, quando il titolare si è arruolato nell’esercito, ed i suoi collaboratori (bella segretaria compresa) sono dispersi se non feriti/mutilati/caduti in guerra, Burma si lancia all’inseguimento dell’assassino per le strade di Lione e poi di Parigi…
Questo graphic novel ricalca puntualmente la complessa trama del romanzo da cui è tratto, a partire da quello che è l’elemento principale del polar nella declinazione di Malet, vale a dire l’aspetto sociale. Oltre alla riuscitissima caratterizzazione grafica dei personaggi, a spiccare è la capacità di Tardi di restituire tutti gli ambienti in cui si sviluppa l’indagine di Burma. Straordinario il modo in cui Tardi tratteggia le strade e degli ambienti della Lione e della Parigi del periodo dell’occupazione, ricostruendone ogni dettaglio, dalle tessere annonarie ai cibi e agli oggetti.
Peccato per il fatto che le tavole sono state rimpicciolite rispetto all’originario formato dell’edizione Casterman. Resta comunque uno dei must dell’editoria a fumetti del 2008.
Lèo Malet, Jacques Tardi,
120, Rue de la Garde. Un caso per Nestor Burma, Rizzoli, pp. 192, € 18.50
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