[La vita segreta delle parole]

De Cataldo & Palumbo, Un sogno turco

Pubblicato da: Vito Santoro su: 10 Gennaio 2009

copj133Dopo Carlo Lucarelli, Massimo Carlotto e Gianrico Carofiglio è la volta di Giancarlo De Cataldo a cimentarsi con la letteratura disegnata, vale a dire con il graphic novel. Per questo progetto, uscito per i tipi della collana 24/7 della Rizzoli, lo scrittore-magistrato tarantino si è affiancato ad un grande artista della tavola, quale Giuseppe Palumbo, cartoonist quanto mai versatile, capace di passare con disinvoltura dal fumetto, per così dire, mainstream (fa parte dello staff di Diabolik, di cui ha contribuito in misura determinante a rinnovarne l’aspetto grafico; ha disegnato alcuni numeri del bonelliano Martin Mystere) a quello d’autore (tra i suoi lavori, ricordiamo Tomka per i testi di Carlotto; il bellissimo Vorrei cantarti una canzone d’amore…, ispirato ai versi di Isabella Morra, e il recente, notevole Eterna Artemisia).

Ne è nato Un sogno turco, un progetto dalla lunghissima gestazione (i primi bozzetti risalgono a più di cinque anni fa), che prima della definitiva traduzione in immagini, è stato rappresentato, in forma di reading musicale, il 7 giugno 2007, nell’ambito del Festival delle Letterature di Roma. Ma la destinazione finale di questo testo non poteva che essere il graphic novel, visto che tutto è partito – come sottolinea De Cataldo nella postfazione – da un sogno, «un sogno per immagini», «immagini in bianco e nero che al risveglio si rincorrevano nella mia mente».

L’accenno alla dimensione onirica non è casuale. Infatti, anche se il racconto si aggancia storicamente ai fatti del Metz Yeghern, cioè del “Grande Male”, espressione con cui gli armeni designano la deportazione subita tra il 1914 e il 1916, De Cataldo e Palumbo danno vita ad una fiaba oscura – come, del resto, tutte le fiabe – dal significato universale, legata com’è ad un interrogativo morale: il perseguimento di benefici per la collettività può giustificare il crimine ai danni di un singolo? Il sapere di avere perseguito un bene superiore può alleviare il rimorso di aver compiuto azioni violente?

In Un sogno turco la dimensione astratta, senza tempo, prevale, dunque, su quella storica. E ciò è evidenziato dalla scelta del cartoonist materano di realizzare le sue tavole – dalla struttura molto semplice, prive come sono di canaletti tra un disegno e l’altro – su carta di cotone colorata per attenuare con le mezzetinte il suo tratto, dando – come è stato suggerito – l’idea di un romanzo grafico strutturato come una successione di tante piccole pergamene colorate (vedi, a questo proposito, la bella intervista di Palumbo a cura di Francesca Faruolo, pubblicata sul blog di Andrea Plazzi). In questo modo, Palumbo asseconda perfettamente la vena crepuscolare del testo di De Cataldo, che qui esprime una vena molto diversa da quella dei suoi noir.

È nato così un libro bello, affascinante e prezioso, innervato dalle atmosfere esotiche e magiche alla Hugo Pratt. Un libro che si presenta come una delle punte di diamante di quella nuova epica italiana, o se preferite, New Italian Epic, che ormai da qualche tempo sta scuotendo la letteratura italiana.

Giancarlo De Cataldo & Giuseppe Palumbo, Un sogno turco, Rizzoli, pp. 144, € 18.00

I siti ufficiali di Palumbo
www.giuseppepalumbo.com
giuseppepalumbo.blogspot.com
palumbo-troglodita.blogspot.com
www.inventario.biz

Il blog non ufficiale www.palumbomania.blogspot.com riporta copertine, illustrazioni e materiale raro di e su Palumbo.

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