Pubblicato da: Vito Santoro su: 11 Gennaio 2009
In questo suo secondo film americano, Gabriele Muccino continua a sviluppare quella tematica che fin dalla sua opera prima, Ecco fatto, ha sempre caratterizzato il suo cinema. Vale a dire la necessità di fare fronte alle proprie responsabilità, anche quando, anzi soprattutto quando, tutto ciò che ci circonda – nucleo familiare e ambiente sociale – implode in seguito ad una crisi di valori, esperienze e di prospettive.
È il caso di questo Seven pounds, dove il regista romano torna a dirigere, nonché a farsi produrre da, Will Smith, impegnato nel ruolo di un esattore particolarmente sensibile ai problemi degli evasori del fisco, tanto da consentire ad una di loro, la bella e sfortunata Emily, di dilazionare il pagamento dei debiti. Ben Thomas – questo il nome del personaggio interpretato dal divo americano – è un vero e proprio angelo custode di una umanità dolente e afflitta, da un cieco impiegato in un call center ad una donna ispanica vittima della violenza del suo convivente. Alle loro storie e al loro futuro benessere l’uomo appare inspiegabilmente interessato, quasi intenda svolgere una missione umanitaria, la cui origine risiede nelle allucinazioni che affliggono l’uomo. Mano a mano che si andrà avanti nel racconto, verranno svelati tutti i misteri che avvolgono come una fitta cortina fumogena tutti i comportamenti di Ben, nonché la sua identità.
È proprio la scelta narrativa del racconto a disvelamento – oltre alla palese assurdità e inverosimiglianza della vicenda narrata – il limite principale del film. Strutturato come un lungo flashback, presentato dalla sequenza iniziale, in cui il protagonista telefona ad un numero di emergenza, dichiarando di volersi suicidare, tutto quanto raccontato in Seven pounds sembra meccanicamente al servizio del finale ad effetto. Infatti, i vari nuclei in cui la vicenda è spezzettata impediscono allo spettatore di lasciarsi coinvolgere dalla vicenda di Ben, a comprendere il suo dramma, oltre a generare confusione, cui contribuisce la scelta di impiegare all’inizio la voice over per poi abbandonarla immediatamente e mai riprenderla.
Non emoziona affatto il nuovo film di Muccino. E questo nonostante l’eccellente interpretazione di Will Smith e la buona regia dell’autore dell’Ultimo bacio, che si pone al servizio della sceneggiatura, seguendo con la macchina a mano il suo attore e giocando con la messa a fuoco, per rendere i chiaroscuri del mondo in cui Ben Thomas si trova ad operare. Anche se appare francamente convenzionale la scelta cromatica del blu scuro per indicare i momenti di disperazione e morte, e del giallo e di altri colori pastello come indicatori dei momenti di rinascita amorosa. E decisamente mediocre la sequenza chiave dell’incidente stradale, segno di una scarsa dimestichezza con le sequenze d’azione.
Sette anime è un film di Gabriele Muccino del 2008, con Will Smith, Rosario Dawson, Woody Harrelson, Michael Ealy, Barry Pepper, Sarah Jane Morris, Elpidia Carrillo, Madison Pettis, Bill Smitrovich, Tim Kelleher. Prodotto in USA. Durata: 118 minuti. Distribuito in Italia da Sony Pictures a partire dal 09.01.2009.
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mah, io invece l’ho trovato noiosissimo e inverosimile, concordo con Vito!!
14 Febbraio 2009 a 01:20
Non emoziona affatto?! Vicenda narrativa assurda? genera confusione? Ma tu il film lo hai visto?!! Non c’è nessuna assurdità nel voler ridare quello che si pensa di aver tolto. La storia fila alla perfezione e alla fine ti strazia quella ragazza con una speranza di trovare un donatore del 3%