Pubblicato da: Vito Santoro su: 14 Gennaio 2009
Il Brasile ha rifiutato di estradare Cesare Battisti, ex terrorista rosso oggi affermato autori di romanzi noir. Tra Roma e Brasilia si è stati ad un passo dalla crisi diplomatica. Il ministro Maroni ha parlato di offesa per l’Italia. Il Pd e il Pdl hanno protestato, usando più o meno le stesse motivazioni ecc.
Va detto che la decisione del ministro di grazia e giustizia brasiliano Tarso Genro era imprevista, visto che c’erano già stati due pareri favorevoli alla richiesta italiana, quello del Comitato nazionale per i rifugiati in Brasile e, nello scorso aprile, quello del procuratore generale della Repubblica Souza. Anche, peraltro, se non è la prima volta che il Brasile rifiuta l’estradizione in Italia di ex terroristi.
Cerchiamo di ricostruire più in dettaglio gli ultimi fatti del ‘Caso Battisti’. In una intervista recente, il ministro Tarso aveva affermato di volere informazioni certe su quali misure fossero state prese, in Italia, contro «gli apparati illegali di repressione che agirono in quel periodo e che erano legati alla mafia e alla Cia». Apparati che, se non del tutto smantellati, avrebbero messo in pericolo la vita di Battisti. Le parole del ministro hanno fatto seguito ad una intervista concessa da Battisti al settimanale brasiliano Epoca, in cui lo scrittore aveva detto di essere sicuro di «finire morto» nel caso di un rientro in Italia, dichiarandosi «certo che se tornassi, finirei vittima di una vendetta. Nel 2004 ho sofferto in Brasile – aveva precisato – un tentativo di sequestro da parte dei servizi segreti paralleli italiani».
Una vicenda alquanto grottesca, si direbbe, a leggerla in questi termini, diffusi peraltro, dalla grande stampa, che insiste sulla montatura organizzata ad arte dai legali di Battisti: Battisti, la montatura della persecuzione è appunto il titolato dell’articolo di analisi di Omero Ciai, riportato sul sito web di «la Repubblica».
Ma la realtà è un po’ diversa.
Innanzitutto, Battisti, classe 1954, tra i fondatori e leader dei Pac, Proletari armati per il comunismo (una delle tante formazioni terroristiche di estrema sinistra che nacquero alla fine degli anni Settanta), è stato condannato per quattro omicidi, compiuti tra il giugno ‘78 e l’aprile ‘79, di cui quello del macellaio di Mestre Lino Sabbadin e quello dell’orefice milanese Pierluigi Torreggiani, avvenuti nello stesso giorno a distanza di svariati chilometri. Per non parlare del fatto che la sentenza di condanna del delitto Sabbadin si basa sulle nebulose ammissioni del pentito Pietro Mutti, uno che aveva indicato in Arafat il fondatore del Brigate Rosse. Mutti aveva in un primo momento accusato Battisti di avere sparato il colpo di grazia, per poi confessare di essere stato lui l’autore dell’omicidio, con Battisti a fungere da autista. Sono molti a testimoniare di riconoscerlo, parlando di un uomo altissimo e la barba, laddove Battisti è alto 1,60 e la barba non l’ha mai portata.
Arrestato nel ‘79, Battisti evase, si rifugiò in Francia nell’81 e subito dopo passò in Messico. Rientrato a Parigi fu subito arrestato. Nel frattempo, in Italia era stato condannato in contumacia per i quattro omicidi, dei quali si è sempre professato innocente. Proprio per questo, nell’aprile ‘91 la Chambre d’Accusation lo dichiarò non estradabile” sulla base dei dettami della dottrina Mitterrand che garantiva protezione ai latitanti per motivi politici. E poi fu la stessa magistratura francese a giudicare le prove con cui i giudici italiani lo avevano giudicato colpevole come “contraddittorie” e “degne di una giustizia militare”.
Nel giugno 2004, ribaltando quella sentenza, la Francia ha deciso di concedere l’estradizione, suscitando le proteste di un vasto movimento culturale e intellettuale. In tutti i paesi del mondo la condanna in contumacia viene considerata una violazione dei diritti dell’imputato, tanto da imporre in caso di arresto del contumace, la ripetizione del processo. Cosa che non è stata a concessa a Battisti. Da qui il legittimo sospetto di persecuzione politica.
Il Brasile, dunque, si è rivelato ben più della civilissima Francia (e dell’incivilissima Italia) attento allo stato di diritto. Non è cosa da poco. Ci sono ancora dei lidi felici nel mondo. Una buona notizia.
Per una ricostruzione dettagliata del caso Battisti vedi il ricco dossier pubblicato su Carmilla.
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