[La vita segreta delle parole]

Tomas Alfredson, Lasciami entrare

Pubblicato da: Vito Santoro su: 16 Gennaio 2009

lina-leandersson-in-un-immagine-del-film-let-the-right-one-in-935441Il vampiro è – come noto – una figura archetipica in cui l’Occidentale ha proiettato le numerose paure e inquietudini fermentate in seno alla società. Di essa si è subito appropriata il cinema, dove si è passati dal Nosferatu di Murnau che emblematizzava tutto l’orrore maturato nel corso della prima guerra mondiale al Dracula di Todd Browning, allegoria del dissanguamento economico provocato dalla Grande Depressione. Via via fino alla trasposizione di Coppola, che vedeva nel personaggio creato da Bram Stoker la summa della storia del cinema e a quella di Abel Ferrara, che si è servito del personaggio del vampiro per realizzare una parabola tutta morale incentrata sul degrado e la corruzione della civiltà metropolitana odierna.

Il vampiro può essere considerato oggi «come una supermetafora del fantastico – ha dichiarato a Carmilla Franco Pezzini, autore con Angelica Tintori, della poderosa monografia The Dark Screen, Il mito di Dracula sul grande e piccolo schermo, uscita per i tipi di Gargoyle Books – qualcosa che permette di giocare i temi della morte, del sesso e dell’indecidibilità esistenziale sui più diversi sfondi e motivi di genere: dal poliziesco al fantasy, dalla fantascienza alla commedia adolescenziale, dall’hardcore al musicarello. In qualche modo il vampiro – creatura intermedia tra vita e morte, umano e ferino, spettrale e corporeo – è icona di un’ambiguità che ha molto a che vedere con la nostra condizione (post)moderna».

kare-hedebrant-in-un-immagine-del-film-let-the-right-one-in-93542Non a caso, la figura del vampiro è tornata ancora una volta in auge grazie alla saga letteraria, e ora anche cinematografica, di Twilight di Stephenie Meyer e a questo bellissimo Lasciami entrare, diretto dal quarantatreenne regista svedese Tomas Alfredson, che lo ha ricavato dal best seller del suo connazionale John Ajvide Lindqvist, anche sceneggiatore del film.

Siamo nella Svezia del 1982. La cortina di ferro è ancora in piedi. Sugli abitanti di Blackeberg, periferia di Stoccolma, incombe una realtà fatta di alcol, solitudine e disoccupazione. Nelle case vegetano madri separate con figli infelici e asociali. Come il dodicenne Oskar, che ama collezionare ritagli di articoli di cronaca nera, particolarmente ricchi di dettagli macabri. All’inizio del film lo vediamo provare davanti allo specchio le mosse con cui sogna di vendicarsi dei compagni di scuola che sono soliti perseguitarlo.

Un giorno nell’appartamento vicino al suo, si trasferisce Eli, sua coetanea, accompagnata da un adulto misterioso e alquanto ributtante. Questi  – di lui non sapremo mai se si tratta del padre o di un tutore o di un amante della ragazza – è solito procurarle quel sangue umano che le è necessario per vivere, scannando nel bosco dei malcapitati e appendendoli a testa in giù per non perdere una goccia del liquido. Cosa che, peraltro, non sempre gli riesce.

Eli è, infatti, una vampira: ha dodici anni, ma non ricorda più da quanto. E in quanto tale, non può entrare nelle case altrui senza il permesso del proprietario. Da qui il titolo, che fa riferimento ad una delle regole base – anche se forse la meno rispettata – della letteratura vampiresca, vale a dire l’impossibilità dei succhiasangue di commettere violazioni di domicilio, pena l’autodistruzione. Impossibilità che evidenzia la sostanziale solitudine di queste creature ed il loro disperato bisogno di affetto.

Tra Oskar ed Eli nasce prima un amicizia e poi un amore…

Da un punto di vista stilistico, Lasciami entrare si ricollega a Near darkIl buio si avvicina – di Kathryn Bigelow (1987) e al citato The addiction di Ferrara (1995), per il taglio espressamente realistico, volto a sottolineare l’aspetto più quotidiano, e perciò più terrificante, dell’horror, con i personaggi costretti dalla loro natura ad azioni che non vorrebbero mai compiere. Ma il film di Alfredson è anche, e soprattutto, un film di atmosfere e di silenzi, che evita saggiamente di fornire allo spettatore troppe, inutili spiegazioni e che soprattutto, sfugge alla tentazione di far vedere tutto: bravo, a tal proposito, John Ajvide Lindquist a, per così dire, prosciugare in sede di sceneggiatura il suo romanzo, regalando dialoghi essenziali e di intesa liricità.

Lasciami entrare è un film che affascina, sconvolge ed in alcuni momenti anche commuove lo spettatore. È una fiaba gotica capace di regalare momenti di rara poesia, come nel caso dello splendido incipit con Oskar biondissimo e quasi albino, che poggia una mano sul vetro della finestra (noi ne vediamo il riflesso), quasi a voler familiarizzare con la propria immagine, mentre fuori cade copiosa la neve. Neve che costituisce il correlativo oggettivo degli stati d’animo dei due protagonisti: un ragazzo, suo malgrado, asociale, il cui è imprigionato all’interno di una corazza di gelo, che non riesce a scalfire, e una ragazza nelle cui vene scorre un sangue freddo che più freddo non si può.

Altra sequenza indimenticabile è quella, al tempo stesso raccapricciante e dolentissima, in cui Eli mostra ad Oskar cosa le succede quando entra non invitata in casa altrui. Per non parlare poi del finale bellissimo e malinconico.

È difficile vedere un film in cui il genere – in questo caso l’horror – viene piegato al racconto di qualcosa d’altro, come i turbamenti dell’adolescenza, la scoperta del sesso, le difficoltà di interagire con un mondo per sua intrinseca natura ‘cattivo’. E questo a rendere Lasciami entrare un gioiello prezioso, un film di cui si parlerà certamente a lungo.

una-scena-del-film-let-the-right-one-in-93541Lasciami entrare è un film di Tomas Alfredson del 2008, con Kåre Hedebrant, Lina Leandersson, Per Ragnar, Henrik Dahl, Karin Bergquist, Peter Carlberg, Ika Nord, Mikael Rahm, Karl-Robert Lindgren, Anders T. Peedu. Prodotto in Svezia. Durata: 114 minuti. Distribuito in Italia da Bolero Film a partire dal 09.01.2009.

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1 Risposta a "Tomas Alfredson, Lasciami entrare"

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