Pubblicato da: Vito Santoro su: 17 Gennaio 2009
Per una curiosa quanto drammatica coincidenza, in questi giorni funestati dalle stragi israeliane di Gaza, è uscito in Italia Valzer con Bashir, reduce dal trionfo ai Golden Globe, dopo aver impressionato critica e pubblico allo scorso Festival di Cannes, dove però non aveva ricevuto alcun premio. Questo nuovo lavoro del cineasta israeliano Ari Folman è incentrato sui fatti che portarono all’odioso massacro di Sabra e Chatila, compiuto nel 1982 dai falangisti cristiani libanesi per vendicare l’assassinio del presidente eletto del Libano, Bashir Gemayel (il Bashir del titolo). Migliaia di persone, tra cui numerose donne con i loro bambini, furono trucidate, senza che le autorità militari di Israele, che avevano il pieno controllo del territorio, intervenissero in alcun modo. Il ministro della difesa era all’epoca Ariel Sharon, che quando si svolgevano i fatti dormiva. Fu svegliato, come si dice nel film, da una telefonata di un fotoreporter, che gli chiese se fosse a conoscenza di quello che stava accadendo. Sharon dal suo letto d’albergo lo ringraziò dell’informazione e gli fece gli auguri di buon anno (si era vicini al capodanno ebraico).
Ma più che per la drammaticità degli eventi narrati a colpire in Valzer con Bashir è il linguaggio filmico usato, quanto mai innovativo. Si tratta, infatti, del primo reportage d’animazione mai realizzato, a sviluppare quel filone del cartoon politico realistico inaugurato lo scorso anno da Persepolis di Marjane Satrapi, ponendosi sulla scia del grande disegnatore reporter Joe Sacco.
Combinando abilmente Flash, 3D e animazione tradizionale – eccezionale il montaggio, capace di alternare con estrema efficacia interviste (ridisegnate immagine per immagine), sequenze di guerra e scene puramente oniriche – questo film più che un’inchiesta si presenta come una sorta di seduta d’analisi dell’io narrante, lo stesso Folman, che, allora poco più che ventenne, in quanto soldato dell’esercito israeliano, si trovava di stanza proprio nei pressi dei campi palestinesi.
L’uomo è perseguitato da incubi spaventosi e indecifrabili, frutto del suo inconscio completamente devastato. È una situazione questa che lo accomuna ai suoi compagni d’armi di allora, i quali hanno rimosso quei tragici fatti, pronti però a riemergere all’improvviso, quando le barriere razionali si abbassano, cioè durante il sonno. Non a caso, il film inizia con l’incubo di un uomo assediato da ventisei cani feroci (ventisei, numero non casuale, come i cani che in Libano, aveva dovuto uccidere perché non abbaiassero all’arrivo dei soldati israeliani). È una delle tante sequenze perturbanti del film: si pensi alla scena del militare che sotto una pioggia di proiettili, balla in stato di trance un valzer con davanti l’immagini di Bashir o a quella dei militari israeliani che in puro stile Apocalypse now, escono dalle acque dinanzi a Beirut.
Il ricorso all’animazione consente al regista di sfuggire alle pieghe del naturalismo in favore di una dimensione tutta coscienziale. Infatti, più che una ricostruzione – l’ennesima – dei fatti di Sabra e Chatila – Valzer con Bashir si presenta come un apologo morale sulla responsabilità e sul coinvolgimento di ogni cittadino israeliano nei confronti ai massacri che avvengono a pochi metri da lui. Massacri dinanzi ai quali non può voltare indifferente la testa o rimuoverli dalla memoria.
E’ un messaggio questo che vale ancora oggi.
Valzer con Bashir è un film di Ari Folman del 2008. Prodotto in Francia, Germania, Israele, USA. Durata: 90 minuti. Distribuito in Italia da Lucky Red a partire dal 09.01.2009.
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