[La vita segreta delle parole]

Baz Luhrmann, Australia

Pubblicato da: Vito Santoro su: 18 Gennaio 2009

wallpaper-del-film-australia-con-nicole-kidman-97537Il cinema di Baz Luhrmann è sempre stato caratterizzato dalla rielaborazione in chiave postmoderna dei generi cinematografici classici, attraverso l’abile miscela di citazioni, anacronismi, movimenti impazziti di macchina da presa, colonna sonora accattivante e per così dire, a la page, montaggio frenetico e soluzioni visive da videoclip. Da qui film come Romeo+Giulietta e Moulin Rouge!, efficaci e spettacolari, capaci di incontrare – così si dice in questi casi – i favori tanto del pubblico quanto della critica.

Anche in Australia – produzione Fox (major di proprietà del magnate australiano Rupert Murdoch) da 150 milioni di dollari – il simpatico Baz ripropone il tema melodrammatico del conflitto tra una coppia anticonvenzionale, in questo caso una lady inglese e un mandriano aussie, e la società ostile in cui si trovano ad agire. Qui però le ambizioni sono ben altre, in quanto il melò rappresenta il pretesto per raccontare la storia e la geografia australiane, mostrando tutte le contraddizioni di una terra in cui l’orgoglio e il coraggio dei coloni devono forzatamente convivere con la superbia e la tracotanza dei nobili inglesi. Nonché il genocidio antropologico e culturale perpetrato dagli occupanti nei confronti delle popolazioni aborigene. Il tutto in un racconto epico, che strizza l’occhio prima allo spaghetti western (vedi la scazzottatura iniziale nel saloon, dove Hugh Jackman ricorda molto nell’espressione e nel modo in cui è inquadrato, il Clint Eastwood della trilogia del dollaro) poi al western classico fordiano, quindi, ai seminali Via col vento e Casablanca. Tanta carne al fuoco – troppa – anche per un film di 165 minuti.

Nella prima parte Australia racconta la vicenda di una donna testarda, apparentemente fragile e molto legata alle convenzioni sociali della nobiltà inglese. Si tratta di Lady Sarah Ashley, che alla fine degli anni Trenta giunge nella terra dei canguri per ritrovare il marito – nel frattempo ucciso – e vendere la poco redditizia proprietà di Faraway Downs. Avendo cambiato idea, decisa a continuare l’opera di Sir Ashley, la donna sarà costretta a fronteggiare, come da copione, gli assalti del cattivo di turno, in questo caso l’allevatore King Carney, che, coadiuvato dal suo truce luogotenente Neil Fletcher, è intenzionato a impossessarsi della proprietà della donna con ogni mezzo, specie se illegale. Non sarà sola. La aiuteranno il rude e fascinoso mandriano Drover, di cui – ancora come da copione – dopo alcune schermaglie – si innamorerà; il piccolo Nullah, figlio di madre aborigena e padre bianco (sua è la voce over che introduce la storia) e il suo nonno stregone, vero deus ex machina.

hugh-jackman-e-nicole-kidman-in-una-romantica-immagine-del-film-australia-diretto-da-baz-luhrmann-970571È la parte migliore della pellicola grazie alla capacità del regista di dare alle immagini un tono scanzonato e frenetico, sfumando la ricostruzione storica in una atmosfera quasi fumettistica all’Indiana Jones, tanto per intenderci. Questo per supplire allo scarso carisma di Jackman, che cerca di ammiccare, sempre fallendo, ora a Clark Gable ora ad Humphrey Bogart ora al Robert Redford della Mia Africa, e ad una poco ispirata Nicole Kidman, che propone la recitazione tutta mossette e sospiri dei suoi film peggiori.

Nell’ultima (inutile) ora il film cambia tono, diventa una fiaba lacrimevole (come rimarcato dalle ripetute citazione dal Mago di Oz), con i giapponesi che bombardano Darwin in un tripudio di computer graphic, il piccolo Nullah deportato dalle gerarchie cattoliche in una colonia per essere educato ai valori occidentali e Drover incerto tra il suo bisogno innato di libertà e l’amore per Sarah e il ragazzino.

Ci troviamo così di fronte a un patchwork confuso e kitsch, privo di una direzione precisa e francamente poco appassionante. Resta solo un grande spot pubblicitario per la terra australiana.

Stupisce poi che il ruolo dell’aborigeno legato alle proprie tradizioni venga sempre interpretato da ormai trent’anni a questa parte, dallo stesso attore, il pur bravo David Gulpilil, già interprete dell’Ultima onda, Fino alla fine del mondo, Mr. Crocodile Dundee, The tracker e Dieci canoe.

Australia è un film di Baz Luhrmann del 2008, con Hugh Jackman, Nicole Kidman, Bryan Brown, Essie Davis, Sandy Gore, David Gulpilil, Peter Gwynne, James Hong, Jacek Koman, Ben Mendelsohn. Prodotto in Australia, USA. Durata: 165 minuti. Distribuito in Italia da 20th Century Fox a partire dal 16.01.2009.

1 Risposta a "Baz Luhrmann, Australia"

Ho apprezzato molto la tua acuta e raffinata recensione al film.
Ma devo segnalarti il mio dissenso riguardo alla mancanza di carisma di Jackman.Il suo ruolo era quello,non poteva e doveva fare altro, soprattutto di fronte alla Kidman, poco ispirata e completamente mal calata nella parte.

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