Pubblicato da: Vito Santoro su: 21 Gennaio 2009
Purtroppo, ho dovuto attendere la trasmissione televisiva su La7 per poter vedere l’ultimo Oliver Stone, vale a dire il discusso W., che dopo essere stato rifiutato dal Festival di Roma, ha aperto quello di Torino, senza però convincere i distributori più importanti, che lo hanno considerato un prodotto di scarso appeal per il pubblico italiano. Il film è, infatti, uscito solo in qualche sala della penisola, provvista di un sistema di proiezione digitale, per poi approdare subito al piccolo schermo e quindi, al piccolissimo e online di Alice TV.
Stessa sorte capitata due anni fa a Redacted di Brian DePalma, uscito direttamente in pay per view su Sky, per poi raggiungere, e con forte ritardo, anche il circuito delle videoteche. Francamente non so se dietro queste scelte ci siano motivazioni politiche o semplici valutazioni commerciali: film di ben maggiore denuncia sono stati regolarmente distribuiti e qualche anno fa, Michael Moore con Fahrenheit 9/11 aveva delineato un ritratto ben più feroce di George W. Bush, anche perché spesso le immagini della cronaca hanno un impatto ben più forte di quelle di pura fiction.
Comunque, W., biografia ampiamente non autorizzata dell’ex Presidente degli Stati Uniti, è sicuramente un buon film. Mentre nella biopic di Nixon, Stone aveva messo in scena una vicenda dai toni quasi tragici, grazie al fatto che si trattava di una delle figure più controverse della storia americana, interpretata, peraltro, da un attore di eccezionale carisma come sir Anthony Hopkins, qui invece il tono è quasi da commedia. Ci troviamo, infatti, dinanzi a quella che, riprendendo il titolo di un celebre film di Bertolucci con Ugo Tognazzi, possiamo definire la tragedia di un uomo ridicolo, con il bravo Josh Brolin che porta sulla schermo un individuo mediocre, non particolarmente intelligente e piuttosto ignorante, interessato soltanto al baseball, per di più schiacciato dall’ingombrante personalità del padre e dai successi professionali del fratello. Un individuo mediocre, che per i casi strani della vita e della democrazia truccata (non va dimenticata la frode delle elezioni in Florida), è diventato il re del mondo, spinto non tanto dalla ambizione o dalla passione politica, quanto da un puerile bisogno di rivincita nei confronti di chi in lui non ha mai creduto.
Non a caso, Stone insiste più su questi aspetti del personaggio Bush che sulla ricostruzione delle fasi più significative della sua presidenza, la quale ha dovuto fare i conti con una delle crisi più grandi che gli Usa e, quindi, il mondo hanno dovuto mai affrontare. Deriva da qui la scelta dell’autore di Platoon di strutturare il film secondo un serie di continui andirivieni temporali, non sempre, in verità, sostenuti da un montaggio all’altezza. Così vediamo George Junior via via negli anni ‘60, ‘70 e ‘80, dai tempi della sua ‘iniziazione’ al college ai problemi con l’alcool e le droghe, dai primi timidi e inconcludenti approcci con il mondo della politica all’incontro con la futura moglie, allora di fede democratica, fino alla scoperta di Dio. Il piano del presente è, invece, quello in cui la junta petrolifera che circonda il presidente concepisce la guerra preventiva. E sia da giovane sia da presidente George W. Viene mostrato come un uomo senza qualità, incapace di prendere da solo una qualche decisione, sempre subalterno ora al padre ora al suo vice.
W. presenta tutti i pregi e tutti i difetti che hanno caratterizzato da sempre il cinema di Stone. In alcuni momenti, infatti, il film è prolisso ed eccessivamente didascalico, come nella sequenza che vede Colin Powell farsi portavoce delle perplessità del regista nei confronti dell’operazione militare in Iraq. In altri, invece, regala momenti di grande impatto, come l’inizio e la fine con Bush solo in un campo da baseball, o la sequenza ferocemente ironica in cui il presidente si mostra incapace di tenere testa ai giornalisti nel corso di una conferenza stampa, avendo ormai perduto quel consenso che un’America traumatizzata gli aveva tributato nel 2002. Notevole è anche lo studio di Stone sui personaggi, coadiuvato in questo da un cast notevolissimo, un vero e proprio dream team, formato dal sempre grandissimo Richard Dreyfuss nel ruolo di Dick Cheeney, di Toby Jones in quello dello stratega della comunicazione Rove e Scott Glenn nel ruolo di Rumsfield, per non parlare di Ellen Burstyn e James Cromwell (Barbara e George il vecchio).
Oliver Stone ha più volte sottolineato ai giornalisti italiani che la vicenda vissuta dagli americani in questi otto anni di presidenza Bush somiglia maledettamente alla nostra. Ebbene, gli americani hanno saputo voltare pagina, anche perché una alternativa è stata loro proposta. Qui da noi con la sinistra sinistratissima che ci ritroviamo (e che ci meritiamo) sarà molto difficile.
W. è un film di Oliver Stone del 2008, con Josh Brolin, Elizabeth Banks, James Cromwell, Ellen Burstyn, Sayed Badreya, David Born, Dennis Boutsikaris, Jesse Bradford, Jonathan Breck, Wes Chatham. Prodotto in USA. Durata: 129 minuti. Distribuito in Italia da Dall’Angelo Pictures a partire dal 09.01.2009.
Commenti Recenti