Pubblicato da: Vito Santoro su: 25 Gennaio 2009
Un altro breve post ‘pazzesco’ (nel senso che fa riferimento a ‘cose da pazzi’, tragicamente ridicole). Come è noto nel nuovo disco di Gino Paoli che una canzone che parla di un uomo che ha violentato una bimba. Poi, il pedofilo muore e la vittima della sua violenza è scossa da un piccolo moto di pietà per lui. Questa la parte incriminata del testo:
Ebbene, Alessandra Mussolini, capo della commissione parlamentare per l’infanzia, ha deciso di “convocare” Gino Paoli: «Visto il testo della canzone abbiamo deciso di audirlo (sic!) perché è equivoco e non c’è una giustificazione per atti del genere. Se fosse stata in vigore la legge contro la pedofilia culturale forse Paoli non avrebbe potuto cantare questo brano».
Dunque, c’è in Italia una commissione parlamentare, presieduta dalla nipote del duce (la quale, a sua volta, è il capo di un partito che raduna tutta la crème de la crème della porcilaia fascista nostrana), che convoca uno dei nostri più prestigiosi cantautori (ma il discorso varrebbe lo stesso per l’ultimo degli esordienti) per indurlo a ‘chiarire’ i versi di una sua composizione. Per poi, approfittando dell’occasione, annunciare una legge limitativa della libertà di espressione nella musica, ma anche nel cinema e nella cultura in genere.
Allora, viene da chiedermi: che ne sarà allora di alcuni dei più grandi capolavori della letteratura mondiale come Morte a Venezia o Lolita, o dei testi dell’antichità classica? Saranno mandati al rogo?
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