[La vita segreta delle parole]

Massimo Lolli, Il lunedì arriva sempre di domenica pomeriggio

Pubblicato da: Vito Santoro su: 2 Maggio 2009

copj131Nel suo reportage del 2006 Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese… Aldo Nove aveva salutato l’affermazione sul palcoscenico delle patrie lettere di «una nuova, potente letteratura del lavoro», poco promossa, a suo dire, da una critica più interessata agli scrittori americani e ai «comici giallisti, tanto rilassanti, tanto consumabili».

Una letteratura impegnata a sviluppare una fondamentale azione socializzante e, per così dire, politica, quale quella di testimoniare le innumerevoli «tragedie normali» della precarietà.

Infatti, a muovere i vari Bajani, Desiati, Dezio, Falco, Ferracuti, Murgia, solo per citarne alcuni degli scrittori che in questi anni si sono cimentati in prove di “letteratura flessibile”, vi è una spinta di ordine etico e civile, accompagnata dall’esigenza e dall’urgenza di denunciare quella che sta diventando la dimensione ‘unica’ del lavoro, specie intellettuale. Non a caso, la maggior parte di questi autori ha optato non tanto verso la forma romanzo, quanto verso quella ‘diaristica’ per sua natura preletteraria (è il caso di Il mondo deve sapere di Michela Murgia) o quella del libro inchiesta (pensiamo ad esempio, a Le risorse umane di Angelo Ferracuti). Scritture in cui è ben evidente e preponderante la presenza di un io narrante ‘tipicamente’ rappresentativo del mondo del ‘lavoro atipico’, che intende narrare. Io in cui si riflette in qualche modo lo stesso autore, che ha in comune con i suoi personaggi età e vissuto. E, del resto, anche chi, come Mario Desiati nel suo fin troppo programmatico Vita precaria, amore eterno o Andrea Bajani in Cordiali saluti, ha imboccato la strada della fiction, lo ha fatto scegliendo la forma del racconto autodiegetico, dove l’emotività dell’io e l’esigenza di esprimere la sua rabbia prevalgono sul disegno narrativo, spesso sbiadendolo.Il lunedì arriva sempre di domenica pomeriggio (Mondadori, pp. 199, € 18.00), quarto romanzo di Massimo Lolli – il cui lavoro più noto è senza dubbio quel Volevo solo dormirle addosso, da cui Eugenio Cappuccio ha tratto nel 2004 un film di discreto successo – da poco uscito per i tipi di Mondadori, presenta alcune delle caratteristiche prima elencate, a partire innanzitutto dall’io narrante e dalla comunanza generazionale e, per così dire, esperienziale tra lo scrittore e il suo eroe (Lolli è l’attuale direttore Risorse Umane del Gruppo Marzotto). Ma se ne discosta per l’abbandono del contesto giovanilistico, narrando la parabola inesorabilmente discendente di un ex manager di successo, Andrea Bonin, single, che, dopo anni di onorato lavoro presso una importante industria tessile vicentina, a cinquant’anni suonati si ritrova disoccupato. Da quel momento l’uomo inizia a spedire centinaia di curriculum, a fare telefonate su telefonate a questa o quell’azienda nella speranza (sempre vana) che le segretarie gli passino il dirigente: «In media ogni tre telefonate si ottiene un contatto, ogni cinque contatti un incontro, ogni cinque incontri una posizione di lavoro vacante, ogni quattro posizioni di lavoro vacanti una assunzione. In media, dunque, occorre fare trecento telefonate per ottenere un posto di lavoro».

Oltre a ciò, Bonin deve affrontare un altro incubo. In una città come Vicenza, popolata da uomini e donne che sono veri e propri «geni del controllo sociale, forse i migliori al mondo», egli è costretto a fingere di avere un’occupazione. Così fa credere a tutti di aver lasciato volontariamente la ditta per la quale lavorava per una più remunerativa occupazione a Milano in «un fondo di private equity che si occupa di investimenti nel fashion». Menzogna che lo costringe a uscire e a rientrare nel suo appartamento borghese agli orari più impensati; a fare telefonate nel cimitero acattolico («il luogo più disadorno di Vicenza. È l’abbandono avvolto nel silenzio»); e ad autoescludersi dalla cerchia di amici e conoscenti («temevo – dice il protagonista – che tale condizione di senza lavoro, se conosciuta, avrebbe indotto gli altri a escludermi dal giro, mi ero autoescluso prima che gli altri mi escludessero»).

Una situazione simile è stata già raccontata in un libro, giustamente celebre, quale L’avversario di Emmanuel Carrere, ispirato a un fatto cronaca nera avvenuto in Francia agli inizi degli anni Novanta, e poi in due film Risorse umane di Laurent Cantet e L’avversario appunto, di Nicole Garcia. Tuttavia, mentre in quei lavori si operava un vero e proprio viaggio nella psicopatologia quotidiana, tentando di andare oltre la cronaca per restituire al lettore e allo spettatore la personalità autentica dell’omicida, ne Il lunedì arriva sempre di domenica pomeriggio il tono è ben diverso.

Infatti, leggendo alcune pagine del romanzo di Lolli non si può non pensare alla classica commedia all’italiana e a un film come Signore & Signori di Pietro Germi. Esce dalle pagine del libro il ritratto di una provincia, quale quella vicentina, vista come il mondo della chiacchiera diffusa, della maldicenza come rete sociale, della repressione coperta di perbenismo (sesso e famiglia). Con situazioni spesso esilaranti, grazie anche ad un abile uso del dialetto. Eccone un esempio: «Mi chiedo quali altri Rossato ci siano in Italia. Rossato Lombardone? Rossato Pdovano? Rossato Calabro?» «Rossato Emiliano». «Ah, si trova in Emilia…» «No, ze in Belgio. Rossato Emiliano l’è il fradeo de me nuora, el lavora in Belgio».

Ma i momenti più riusciti del romanzo sono senza dubbio, quelli in cui l’autore mostra il carattere intrinsecamente ridicolo di quelle società di outplacement, spuntate come funghi negli ultimi anni. Si tratta di società attive nel supporto alla ricollocazione professionale al fianco di lavoratori e di aziende (navigando in rete scopriamo l’esistenza di una associazione italiana che le raccoglie, nonché l’esistenza di una serie di master universitari in materia). E in particolare, quell’assurdo insieme di pratiche di “autocandidatura” cui dette società sottopongono i loro spesso disperati clienti: «Cosa bisogna fare per autocandidarsi? Occorre inviare il curriculum alle aziende target, e precisamente alla persona potenzialmente interessata alla sua assunzione, il suo possibile capo diretto. Le aziende target e i nominativi dei manager vanno estratti dalla Guida Kompass, dal programma Duns, dal sito whoswho.it. Fatto questo, occorre contattare telefonicamente la persona cui ha inviato il curriculum, superare la barriera della segretaria, riuscire a parlarci direttamente, ottenere un appuntamento». Non solo. Il candidato deve sottostare anche ad una serie di sedute di simulazione dei colloqui di lavoro, riprese da una telecamera, in modo da «evidenziare i punti di forza dei suoi comportamenti, e quali aspetti correggere o modificare».

È un tour de force senza uscita quello intrapreso dall’antieroe di Lolli. L’unica cosa che resta è l’avere cura del proprio corpo, conservare una certa avvenenza, dimostrare qualche anno di meno. Non resta altra scelta perché nella società del prossimo futuro la giovinezza sarà – dice il protagonista del romanzo – un «fattore di valorizzazione sociale e merce di scambio, giovinezza contro sicurezza, autorealizzazione, danaro. Chi avrà potere in quella società vorrà accanto a sé partner giovani. Si vedranno in giro uomini di potere con donne giovani, e donne di potere con uomini giovani». Anche se, forse, a ben guardare, questo futuro è già arrivato.

Uscito su “Liberazione” il 24 aprile 2009 

Lascia un commento

Un blog di letture, visioni e chiaroscuri a cura di Vito Santoro

Spiritual guidance: Stanley Kubrick

 

Maggio: 2009
L M M G V S D
« Apr   Set »
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

Blog Stats

  • 8,678 hits
Scarica il Calendario dei Santi Laici 2009
Add to Technorati Favorites
BlogItalia.it - La directory italiana dei blog
Liquida